Mimmo Paladino – Archeologo del segno
Artemisia Fine Art è lieta di presentare Mimmo Paladino. Archeologo del segno, una mostra che raccoglie opere emblematiche degli anni Ottanta, momento cardine nella definizione della poetica dell’artista e nella nascita di un linguaggio che avrebbe segnato profondamente il panorama dell’arte contemporanea.
Nel cuore di quel decennio in cui la pittura, dopo le lacerazioni concettuali del postmoderno, torna a rivendicare la propria forza primaria, Paladino si afferma come uno dei protagonisti indiscussi della Transavanguardia. Il suo gesto non è mai solo pittorico, ma è rituale ed evocazione. Come scrive Achille Bonito Oliva, teorico del movimento: “Paladino reintroduce l’immagine non come illustrazione, ma come visione; la sua pittura è una geografia interiore, un atlante simbolico.”
Le opere presentate, tutte realizzate in quel frangente temporale cruciale, restituiscono un universo visivo denso di rimandi arcaici e mitologici, in cui la materia si fa segno e il segno si fa reperto. Figure enigmatiche, icone stilizzate, frammenti di corpi e animali totemici si palesano come riemerse da un tempo remoto, sedimentate nella memoria collettiva.
Paladino stesso, riflettendo sul proprio lavoro, affermava: “Ho sempre cercato un’immagine che fosse necessaria. Il segno non deve decorare, deve evocare. Deve avere il peso del silenzio e della storia.” In questa tensione verso un’arte che non si accontenta della superficie, ma che interroga le profondità, si inscrive la sua ricerca pittorica degli anni Ottanta: un viaggio nella memoria archetipica dell’uomo, tra la dimensione rituale del fare e la vertigine metafisica del simbolo.
La mostra si configura come una micro-antologia capace di restituire la potenza di una stagione fondativa, in cui Paladino forgia i suoi alfabeti visivi destinati a rimanere nel tempo. La scelta curatoriale intende offrire uno sguardo concentrato e profondo su una fase aurorale della sua opera, in cui la pittura si fa medium di un sapere arcaico e insieme modernissimo, in equilibrio tra materia e visione.
Come ha scritto Jean-Christophe Ammann, grande interprete dell’arte europea del secondo Novecento: “Paladino lavora come un artista del passato: non racconta, evoca. Non descrive, ma costruisce una realtà altra, dove l’antico e il presente convivono nella stessa necessità dell’immagine.”
Mimmo Paladino. Archeologo del segno è dunque un invito a rileggere con sguardo rinnovato uno dei momenti più fertili e radicali della pittura italiana contemporanea, attraverso la voce di uno dei suoi massimi interpreti.